01-09-05 - Difficilmente nell’ambiente naturale è stata trovata acqua completamente sterile. Sia che si tratti dell’acqua dei fiumi o dei laghi sia che si tratti dell’acqua degli oceani è sempre presente in diversa misura una quantità di microscopici batteri che in genere non sono patogeni per gli esseri umani. Questi batteri svolgono un ruolo fondamentale per l’ecosistema marino. Diversi studi su questi batteri hanno messo in luce l’importanza che questi microrganismi potrebbero avere per produrre sostanze in grado di combattere alcune gravi malattie che ancora affliggono l’umanità oppure il ruolo positivo che potrebbero avere nel combattere l’inquinamento da petrolio. C’è un tipo di batterio marino chiamato “Colvellia Psychrerythraea 34H” che vive sopportando le fredde temperature dei fondali dell’oceano artico che di solito sono inferiori ai 5 gradi. Recenti studi hanno cercato di spiegare come sia possibile la sopravvivenza del microbo in un ambiente simile ed hanno sottoposto ad analisi il suo genoma. Secondo le analisi genetiche effettuate è grazie alla presenza di alcuni geni fra i 4937 che costituiscono il Dna del batterio marino che è possibile l’adattamento al freddo. Le caratteristiche codificate da questi particolari geni riguardano, ad esempio, il riempimento delle membrane cellulari con acidi grassi polinsaturi che fanno sì che venga evitato il congelamento poi la presenza di composti di poliesteri costituisce una riserva energetica ed alcuni enzimi sono modificati in modo tale da poter funzionare a basse temperature. Lo studio è stato effettuato da scienziati del “The Istitute for Genomic Research” e pubblicato sulla versione ondine della prestigiosa rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” fonte: mareinitaly.it a cura di Claudio Gallucci