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ALLA SCOPERTA DEI TRABOCCHI ABRUZZESI

01-09-05 - Il trabocco è l’elemento architettonico che caratterizza la costa di questa regione selvaggia, silenziosa e ricca di profumi. Qui in Abruzzo trabocco sta a designare la tipologia costruttiva del capanno da pesca. Secondo alcune ricerche, il termine trabocco potrebbe derivare dal latino Trabs (legno, albero, casa), termine che attraverso il dialetto e poi l’italiano è diventato quello che è oggi. Presenti su tutta la costa adriatica italiana, quelli che qui vengono chiamati trabocchi, sono vere e proprie macchine da pesca sviluppatesi in maniera differente a seconda delle caratteristiche morfologiche della zona, dell’accesso al mare e dal tipo di pesca praticato. In Abruzzo, ad esempio, i trabocchi sono posti trasversalmente rispetto alla costa e a questi vi si accede percorrendo delle passerelle. La caratteristica di queste strutture, simili a palafitte, è che sono prive di fondamenta. I trabocchi sono fissati alla roccia con l’ausilio di cavi, contrappesi e pali fissati. Sono quindi costruzioni di grande ingegno che si basano sulle leggi statiche e dinamiche della fisica. La complessità di questa struttura è conferma dall’esistenza dei ‘traboccanti’, artigiani che della costruzione di trabocchi ne avevano fatto un vero e proprio mestiere. Dei trabocchi si hanno notizie a partire dal 1627, e da quel lontano anno diverse sono state le modifiche apportate, a cominciare dai materiali di costruzione. Inizialmente i trabocchi abruzzesi erano costruiti con legname di recupero. Legno di castagno, pino, abete rosso, olmo e robinia sono stati i legni che, secondo uno studio xilotomico, sono stati impiegati per la loro costruzione. Con il passare del tempo, i legni sono stati sostituiti da pali di linee telefoniche e telegrafiche mentre le corde di canapa sono state sostituite da fili di ferro. Ma non sono solo i materiali ad aver subito modifiche; i trabocchi, infatti, hanno anche cambiato posizione. Gli spostamenti si sono verificati come conseguenza del naturale cambiamento della linea della costa e del percorso del pesce. Essendo macchine da pesca, infatti, i trabocchi venivano costruiti in zone strategiche in base alla direzione delle correnti. In Abruzzo si definiscono Maestro i capanni che hanno il lato della rete appoggiato ad ovest e Levante quando la rete volge verso est. Tutti i trabocchi, indipendentemente dalla loro esposizione, sono collegati alla terra ferma da una passerella sorretta da un portale di sostegno in legno e da un sistema di pilastri o pali in ferro. Alla fine della passerella si trova una piattaforma sulla quale sono situati la cabina e l’argano dal quale dipende la rete da pesca. Queste suggestive costruzioni hanno subito negli ultimi 50 anni un progressivo abbandono. Il disuso, la luce, le variazioni di temperatura, l’umidità e la corrosione dovuta alla salsedine hanno lasciato queste strutture in grave stato di degrado e purtroppo ricorrere ad un’opera di restauro non è cosa semplice a farsi. Il restauro e la conseguente manutenzione richiedono, infatti, delle conoscenze in gran parte andate perdute. Oggi i trabocchi sono protetti dalla normativa L.R. 93 del 14.12.1994, che ne promuove il recupero e la valorizzazione estetica e paesaggistica, e dalla L.R. 99 del 16.09.1997 che pone disposizioni per il recupero, la ristrutturazione e la ricostruzione. Dall’ Ottobre 2003, inoltre, sono stati messi a disposizione dei fondi regionali, ai quali possono accedere alcuni comuni teatini, per il restauro e la promozione di queste costruzioni che rappresentano il legame tra il passato e il presente della pesca in Abruzzo. Si ringrazia il Sig.Domenico Lupinetti, presidente dell’Associazione per la difesa e la promozione della Costa dei Trabocchi, per la collaborazione e le foto pubblicate. Per tutti coloro che volessero saperne di più: www.trabocchi.it www.itraboccanti.it fonte: mareinitaly.it a cura di Chiara Angeloni

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