01-09-05 - Per tentare di risolvere il problema dell’inquinamento marino si ricorre sempre di più alla preziosa opera dei batteri. Questi microrganismi sono già efficacemente usati contro l’inquinamento da idrocarburi. Alcuni ceppi opportunamente selezionati e coltivati in laboratorio sono stati in grado di eliminare il petrolio da certe zone del mare, infatti allo stato naturale i batteri sono in grado di svolgere una notevole azione depurativa attaccando velocemente gli idrocarburi e trasformandoli in acidi grassi solubili. Per aumentare le capacità depurative dei batteri naturali che operano in ambiente marino sono stati realizzati degli attivatori enzimatici da parte dell’ICRAM – Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare. La notizia è stata data nel corso del convegno nazionale organizzato dalla stessa ICRAM dal titolo “Mare e qualità Ambientale: percorsi conoscitivi nella gestione delle piattaforme off-shore, ripascimento ed attività di bonifica” a cui ha partecipato anche il Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli. Il Ministro ha fatto un resoconto di come procede l’attività di bonifica delle zone più compromesse dal punto di vista ambientale. Queste zone marine sono 24 e il loro recupero è affidato all’ICRAM che dovrà definire modalità di attuazione delle attività di bonifica. Le aree più a rischio si trovano sull’intero territorio nazionale, sono località abbastanza note la cui situazione ambientale è stata diverse volte messa in luce da servizi giornalistici o televisivi: Porto Marghera a Venezia, Livorno in Toscana, Pitelli ed il Golfo di La Spezia in Liguria, Priolo in Sicilia. Il piano di recupero per queste zone già messo a punto dall’ICRAM ha permesso di perimetrare 85 mila ettari di mare e di quantificare i sedimenti inquinanti in due delle 24 aree sottocontrollo. A Porto Marghera sono presenti 2 milioni di metri cubi di sedimenti, a Pitelli ben 6 milioni di metri cubi di cui un milione ad alto impatto ambientale. fonte: mareinitaly.it a cura di Claudio Gallucci