01-09-05 - Il problema dell’erosione delle coste italiane assume aspetti sempre più preoccupanti, è un fenomeno, questo, che produce gravi conseguenze sia di tipo ambientale che economico mettendo a rischio le risorse economiche legate al turismo di molte località marine. Un fenomeno, quindi, che riguarda sia le infrastrutture che le abitazioni che si trovano in prossimità della costa. Secondo recenti ricerche ben un terzo delle coste italiane rischia l’estinzione. Conseguenza di ciò è anche l’enorme danno economico che si può facilmente immaginare visto che almeno il 60% del turismo in Italia riguarda appunto le coste. Le cause dell’erosione non sono da ricercarsi solamente nei mutamenti climatici, ma anche in una irresponsabile azione dell’uomo che ha costruito lungo il corso dei fiumi e gli argini e che ha compiuto disboscamenti selvaggi. Tutte queste operazioni hanno drasticamente ridotto l’apporto di sedimenti da parte dei fiumi, sedimenti che hanno un importanza fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio delle aree costiere ed in particolar modo delle spiagge. Per combattere questo grave problema si adottano vari sistemi, ma non sempre efficaci. Recentemente l’ICRAM, Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare del Ministero dell’Ambiente, ha messo a punto un progetto anti-erosione. Uno dei metodi per recuperare le spiagge andate perdute con l’erosione si basa sull’utilizzo di sabbia che si trova in fondo al mare. I ricercatori dell’Icram utilizzando la loro sofisticata nave oceanografica “Astrea” stanno monitorando i fondali marini in cerca di sabbia sommersa di buona qualità che possa essere usata per il ripascimento degli arenili soggetti ad erosione. La nave “Astrea”, entrata in servizio nel 2003, è lunga 24 metri ed è dotata delle più moderne apparecchiature per la ricerca scientifica in mare. I campioni di sabbia prelevati dai fondali vengono analizzati ed in base a queste analisi se risulta che i giacimenti di sabbia scoperti non sono particolarmente significativi per la vita sottomarina si dà l’autorizzazione per il loro sfruttamento. Ha provvedere al loro utilizzo saranno poi ditte specializzate dotate di particolari draghe per il prelievo delle sabbie sommerse che una volta portate a riva serviranno per il recupero di spiagge che hanno avuto grossi danni a causa dell’erosione. Basti pensare che il Lazio, la Toscana e la Liguria necessitano di ben 150 milioni di metri cubi di materiale per la ricostituzione e di 1,7 milioni di metri cubi per la manutenzione. fonte: mareinitaly.it a cura di Claudio Gallucci